Frames Blog Federico Serrani

Giulia Brivio: prendersi cura dell’arte (contemporanea)

17 Novembre 2020

“As the readership swells and the need for communicative art-writing skyrockets, we notice that – although some art-texts are well-informed, imaginatively written, and genuinely illuminating – much contemporary art-writing remains barely comprehensible”, scrive Gilda Williams nelle prime pagine del suo testo How to write about contemporary art. Non è facile parlare di arte contemporanea, o almeno, farlo bene, con competenza, rendendo la materia comprensibile anche ai non addetti ai lavori, ma non per questo è impossibile, né pure esiste un solo modo per farlo. 

 

Gilda Williams, nelle pagine di questo interessante libro, utile per chiunque voglia migliorare le proprie capacità di scrittura, e non solo in campo artistico, spiega che per esprimersi in maniera originale, ma soprattutto fruibile e godibile, senza risultare incomprensibili, ridicoli o pretenziosi, serve solo molto, molto esercizio. E aggiunge: “If there’s one single best reason to learn to write well about art, it’s because good art deserves it. And sharp art-writing can make art-viewing all the better.” 

Parlare di arte contemporanea forse è tra le cose più difficili, in effetti, ma come dice Williams la buona arte se lo merita. La capacità di fare divulgazione in questo senso, senza essere da un lato didascalici, dall’altro esclusivi ed escludenti, è una sfida che richiede non solo conoscenza della materia, ma anche la capacità di mettersi dal punto di vista di chi non è un esperto, per dare accesso a qualcosa di splendido, di interessante e in grado di parlare del tempo in cui nasce, offrendo un nuovo punto di vista, senza destinarlo a pochi. 

 

Credo che Boîte, lo studio di ricerca e produzione editoriale legata all’arte contemporanea fondato nel 2009 da Giulia Brivio (1981) e Federica Boràgina (1986) e che fino al 2017 ha pubblicato l’omonima rivista in scatola, abbia saputo in Italia centrare questo obiettivo e colmare un vuoto. In una tiratura limitata di 250 copie, la rivista Boîte vedeva la luce un paio di volte all’anno, e indagava in una manciata di fogli sciolti e piccoli inserti ogni volta diversi, contenuti in una scatola di cartone, i percorsi dell’arte di Ventesimo e Ventunesimo secolo, “nella convinzione che tutta l’arte è stata contemporanea” e trattando in ogni numero un argomento secondo diversi punti di vista e voci, con parole, disegni e fotografie.

Giulia Brivio, diplomata in Visual Design all’Accademia Noésis e laureata in Scienze e Tecnologie delle Arti all’Università Cattolica di Milano, oggi continua ad animare Studio Boîte, che dal 2014 pubblica anche libri d’artista, e porta avanti altri progetti curatoriali legati all’editoria per la libreria e spazio espositivo di Lugano Choisi, oltre a occuparsi di produzione di libri fotografici per la casa editrice Artphilein Editions. “Ho sempre amato l’arte, in particolare quella contemporanea,” racconta Brivio, “ma non ho mai voluto fare l’artista. Fin da piccola ho sempre amato molto anche la scrittura e ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto collegare questi due mondi. I vari incontri che ho fatto nella vita mi hanno portato poi al libro d’artista.” 

Produrli significa lavorare al fianco degli artisti nella creazione di quella che è un’opera d’arte a tutti gli effetti: “Non è la documentazione di un altro progetto artistico, ma è un’opera che nasce in forma di libro come possono nascere opere in forma di dipinto o di scultura”. E con il loro costo spesso più contenuto rispetto ad altri tipi di opere, possono coinvolgere più persone all’interno di questo mondo e mercato. “Il libro d’artista contemporaneo,” spiega Brivio, “è nato con l’idea di raggiungere un pubblico più diffuso con un prezzo accessibile, scardinando quel sistema dell’arte da sempre legato a gallerie e collezionisti dalle grandi disponibilità economiche: Edward Ruscha, considerato il padre del libro d’artista, vendeva le sue opere ai distributori di benzina per qualche dollaro. L’utopia degli anni Sessanta e Settanta di portare l’arte in tutte le case non è poi risultata così realizzata. Oggi però, con i costi ridotti delle nuove tecnologie di stampa e con la loro crescente produzione e diffusione, forse un pubblico più ampio lo stanno raggiungendo.” 

Anche il sogno di Boîte è di raggiungere un pubblico sempre più vario. Proprio da questa volontà è nata nel 2017 la collaborazione con BASE Milano nella curatela di The Art Chapter – Milano Art Book Fair, una fiera in cui non solo i libri vengono venduti, ma che diventa momento di incontro tra editori e artisti, permettendo la costruzione di una rete di collaborazioni italiane e straniere e incontri in grado di generare sempre qualcosa di inedito. “Sia per noi, che per le persone con cui entriamo in contatto, è l’occasione per guardare in modo nuovo la realtà che ci circonda: e in questo momento credo ne abbiamo ancor più bisogno.”

 

Dopo una prima parte del 2020 incerta e fatta di posticipi e di riflessioni, Brivio ha annunciato un’esplosione di nuovi progetti: da Sleepless Stories, un libro di disegni di Marta Pierobon, inserito nel progetto di “surrealismo domestico” iniziato nel 2017 dall’artista, che riprende un filone di pittura le cui protagoniste all’epoca furono proprio donne, anche se ancora in pochi lo riconoscono, a De uma estrela à outra, un libro di fotografie e poesie di Silvia Mariotti, che riflette nella sua opera sul Novecento e dialoga con il Brasile di Giuseppe Ungaretti e Bruna Bianco. 

“In questi mesi io e Federica abbiamo avuto modo di inquadrare meglio la nostra missione: Studio Boîte è nato per comunicare l’arte contemporanea legandola alla storia: vorremmo continuare, attraverso i singoli personaggi che incontriamo nei libri, a parlare di linguaggi che abbiano anche un’importanza storica. Fare un libro per noi significa anche rivedere un percorso della storia dell’arte che è importante adesso: la storia ci insegna sempre.”

 

 

 

 

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