Frames Blog Federico Serrani

Metti gli anni ’90, New York e le passerelle…

17 Settembre 2020

Parole di @ale_theia

Ve li ricordate gli anni Novanta? Probabilmente sì, e non serve andare a scavare troppo nella memoria, visto che di recente la moda di quegli anni è tornata trendy, non solo ripescata per metterla in passerella, come sempre accade nell’eterno ciclo delle tendenze che si ripropongono e nel gioco delle citazioni, ma proliferata su internet, tanto quasi da ritrovare vita propria, grazie agli account dedicati a quel periodo – da @90sanxiety, con oltre un milione di follower, a profili che continuano a crescere come @90smilk o @90s.era, per citarne alcuni.

2017 Taxi driver, NY

A restituirci l’atmosfera di epoche che non sempre ci mancano, ma che sicuramente sono in grado di suscitare nostalgia, non possono che essere, insieme alla musica che veniva trasmessa e portata con sé in un walkman, le immagini. Gli anni Novanta per la moda sono stati una decade che molti hanno definito magica e irripetibile, fatta di top model e sfilate grandiose che i fotografi tramite le copertine delle riviste patinate hanno fermato per sempre, rendendole iconiche. “Fu un periodo folle, un viaggio incredibile, da tanti punti di vista,” racconta Jonas Gustavsson, che si trovò proprio in quegli anni catapultato da Malmo, Svezia, in cui era nato e cresciuto, iniziato da bambino alla fotografia dal fratello maggiore, a New York, per frequentare i corsi dell’ICP e poi per avviare la propria carriera di fotografo di moda e ritrattista.

Senri Oe, pianista

“In poco tempo mi sono ritrovato a lavorare con le modelle più in voga del momento, che appena pochi anni prima, in Svezia, mi sembravano lontane e inafferrabili.” Per i primi tre, quattro anni Gustavsson si è chiesto: ‘ma che ci faccio io qui?’ La moda non era mai stata una sua passione, da ragazzino era convinto di voler fare il fotogiornalista, rendendosi conto solo a posteriori che tra i suoi massimi riferimenti c’erano stati per lui fotografi come Walker Evans, Richard Avedon e Irving Penn, che avevano lasciato un importante segno nella fotografia di ritratto e proprio nella moda. “Non mi sono tirato indietro, mi ci sono buttato a capofitto, e  più ho continuato a lavorarci, più l’ho amata, ho scoperto che mi piaceva davvero: mi ha portato in posti, situazioni, a realizzare scatti che non avrei mai immaginato nemmeno nei miei sogni più folli.” Tutto questo non poteva che accadere nella città dove tutto sembra possibile. E se un po’ di quello stupore Gustavsson lo imputa all’entusiasmo giovanile per la novità e alle sue origini – “in Svezia distinguersi non era la norma, tutti si vestivano allo stesso modo” –, alle avventure che all’epoca dei grandi budget ogni shooting poteva regalare, nella moda di quegli anni a New York c’era davvero qualcosa di speciale. “All’interno di quello stesso mondo c’erano diversi modi di vestire, a seconda del gruppo di cui si faceva parte, e chi seguiva quelle regole ogni volta si preparava, quasi si travestiva, e si presentava con questi outfit che creavano scandalo. La moda di quegli anni era diversa, sempre spettacolare.” 

Dries van Noten Spring Summer 2020, Paris September 2019

Facendo un rapido calcolo, sono ormai 30 anni che Gustavsson vive a New York, e 40 che scatta fotografie. Un tempo sufficiente per padroneggiare la tecnica, affinare lo sguardo, mettere da parte ogni timidezza e incertezza, trovare la propria cifra, la propria “voce”, come la chiama lui. Un tempo sufficiente per trovarsi almeno una volta a lottare con la domanda: ‘Avrò scelto la strada giusta?’ “E non penso che si debba necessariamente lavorare nel mondo dell’arte per avere questi dubbi. Ho avuto anche io i miei, e non perché non amassi quello che facevo, continuo ad amare la fotografia: più che altro per averne fatto un lavoro, che spesso si è messo di mezzo ad altre cose che avrei voluto fare nella mia vita.”  

Eppure c’è sempre un modo per ricordarsi che è un mestiere fantastico, oltre a essere uno strumento in grado di rivelare molte cose di noi stessi, che ci parla di come cambiamo nel corso degli anni: di come si sono avvicendate le mode e di com’è cambiato nel tempo il nostro modo di guardare, celando in un modo o nell’altro la nostra identità. “La moda è oggi più vitale e interessante che mai […] sta facendo il suo mestiere. Rispecchia esattamente il tempo in cui viviamo,” scriveva nel 2002 Bill Cunningham, punto di riferimento dell’epoca con il suo lavoro di giornalista e fotografo. “Credo che la moda sarà sempre rilevante, come ha detto Bill è un riflesso,” replica Gustavsson. “Ogni volta che guardi una vecchia foto ti capita di dire: ‘È stata scattata in quell’anno, me li ricordo quelli!’, dal modo di portare i pantaloni al taglio delle camicie. La moda è un segnatempo meraviglioso per raccontare l’umanità.” E secondo il fotografo non smetterà mai di avere questo ruolo fondamentale. 

 

(in copertina: Alexander McQueen, 2003)

 

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